SINDROME DA SOVRALLENAMENTO: Quando l’attività fisica può fare male.

overtraining - sovrallenamento

Luglio 3, 2020

La Sindrome da Sovrallenamento è una condizione fisica, comportamentale ed emotiva. Essa si verifica quando il volume, l’intensità e la frequenza dell’esercizio fisico di un individuo superano la sua capacità di recupero. Il soggetto in sovrallenamento subisce uno stallo nel miglioramento delle prestazioni, e può accusare una perdita di forza e benessere.

L’ attività fisica di norma rappresenta uno stressor positivo. Ci si attiva, si fatica, si sfiora il proprio limite, si recupera e poco alla volta si spinge il limite sempre un po’ più in là. Ci si allena alla resilienza, restando in un sistema in omeostasi, di equilibrio.
Ma esistono casi in cui di regola ci si deve spingere molto oltre propri limiti. In cui lo stress è intenso, i tempi di recupero bassi e l’organismo va facilmente in sovraccarico. Succede tipicamente negli sport d’agonismo, che rispetto allo sport amatoriale e all’esercizio fisico spesso vedono il prevalere di effetti collaterali. Rispetto ai rinomati benefici dell’attività fisica moderata.

L’attività fisica infatti, quando rappresenta uno stress protratto, aumenta spropositatamente le risposte di attivazione ortosimpatiche del soggetto. L’evento cardine è l’aumentata produzione di cortisolo, l’ormone dello stress. Questo ha un effetto catabolizzante (verso la massa magra e il tessuto osseo). Inoltre interferisce con numerosi altri sistemi, tra cui quello ormonale sessuale e il sistema immunitario.
Peggioramento della qualità del sonno, irritabilità, fatigue, tristezza, ansia, dolori e più frequenti infortuni muscolari e maggiori tempi di recupero, disturbi gastrointestinali, frequenti malesseri…
Sono tutti i segnali di una sindrome da sovrallenamento.
E’ una condizione che si tende spesso a minimizzare con “è solo un po’ di stanchezza” , quando invece è una problematica vera e propria. Che ha conseguenze significative sulla salute, e va affrontata con attenzione.

Cosa può causare la sindrome da sovrallenamento

L’aumento cronico protratto della produzione di cortisolo ha un effetto negativo sul sistema cardiovascolare. (Lo stress cronico è importante causa di infarto, prima causa di mortalità in assoluto). Sull’ippocampo (centro di regolazione della concentrazione e della memoria. Da cui l’associazione stress-disturbi neurodegenerativi). E soprattutto sull’ipotalamo, centro coordinatore di tutte le funzioni ormonali.
Tra le prime funzioni ormonali compromesse, c’è quella sessuale.

La triade dell’atleta donna è una condizione in cui la combinazione di intensi regimi sportivi e disordini alimentari si associa ad amenorrea o disordini mestruali, osteopenia e osteoporosi a lungo termine, in un circolo vizioso (oltre a altri sintomi di stress cronico).
E’ molto diffusa negli ambiti sportivi in cui il controllo del peso (es maratonete, attività di endurance, ma anche equitazione) e della forma corporea (ginnaste, ballerine) rivestono una importanza particolare ai fini prestazionali.

Ma in realtà l’amenorrea ipotalamica (secondaria all’ iperattivazione simpatica) è altrettanto diffusa in situazioni comuni di attività fisica amatoriale…non tanto per lo stress indotto dall’ attività fisica in sé (che non è necessariamente intensa come attività agonista), ma per come si vive l’attività fisica (tipicamente aerobica) con rigidità cognitiva, senza flessibilità, con l’obiettivo predominante del controllo del peso e della forma corporea.

Come agisce l’Officina del Corpo

Nella nostra società, oltre a forti stimoli ambientali verso modelli di bellezza e al controllo dell’alimentazione per ottenerli, è diffuso anche un modo distorto di vivere l’attività fisica con il primario scopo del controllo calorico e della forma fisica.
Basta pensare a affermazioni socialmente accettate del tipo “mi alleno per mangiare di più” o “andiamo a correre/camminare per smaltire il pranzo” o alle numerose tabelle che legano le calorie degli alimenti al tempo necessario per smaltirle con diverse attività.
Nella società della performance è facile che anche l’attività fisica per un amatoriale diventi -anziché valvola di sfogo dello stress- uno stressor, una forma di controllo.

Nello studio dei disturbi alimentari, l’attività fisica può rappresentare una forma di compensazione calorica al pari del vomito autoindotto o l’uso di lassativi.
Non si tratta solo di disturbi alimentari clinicamente evidenti (come in soggetti che soffrono di anoressia, per i quali l’iperattività è estremamente invalidante): sono sempre più diffuse le forme subcliniche “lievi”, non evidenti di disturbi alimentari ma che sono altrettanto invalidanti dal punto di vista fisico e psicologico, in cui anche l’attività fisica è parte del disturbo.

Sindrome da sovrallenamento, triade dell’atleta donna, amenorrea ipotalamica e disturbi alimentari…. sono tutti perfetti esempi delle conseguenze negative di una cattiva gestione del delicato equilibrio alimentazione-attività fisica-percezione del peso e forma corporea-gestione dello stress.

L’alimentazione

L’alimentazione in questi casi è essenziale per far fronte al depauperamento ingente delle riserve mediato dal cortisolo, e spesso si rende necessaria una integrazione nutrizionale mirata.
Ma altrettanto importante è saper investire in un corretto recupero, in tecniche di rilassamento e stress management, nonché -ove alla base vi fosse una componente di controllo del peso e della forma corporea disfunzionale- di un primario percorso di supporto psicologico .

All’Officina del Corpo potrai confrontarti con i nostri esperti, anche per gestire una situazione di sovrallenamento.

Continua a leggere le nostre news e ti consigliamo di leggere questo articolo È giusto fare lo stretching pre-gara?

Diana Severgnini-Dietista

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