I PERICOLI DELLA AUTODIAGNOSI SU INTERNET

autodiagnosi

Luglio 10, 2024

Quando abbiamo un problema di salute, un sintomo qualsiasi, la prima cosa che facciamo è: cercare un’Autodiagnosi su Google. Sempre più spesso è internet la fonte a cui ricorriamo per avere risposte. Eppure, dopo la ricerca su Google, molto spesso, siamo più preoccupati e confusi di prima…

Si chiama Cybercondria, l’ipocondria (= paura per la propria salute) ai tempi di internet.

In Italia,  secondo un sondaggio della IBSA Foundation for Scientific Research, l’88% delle persone si affida al web per trovare informazioni sulla propria salute. La metà si affida ai primi risultati della ricerca e non verifica l’attendibilità delle fonti.

Ha senso cercare i sintomi su google?

Internet ci permette di trovare una grande quantità di informazioni mediche con estrema facilità, eppure queste informazioni possono alla fine disorientare e portare a sviluppare uno stato di ansia sulla propria salute.

Se non si ottiene una diagnosi chiara dopo una ricerca su internet, probabilmente si è tentati di continuare a cercare. Sentiamo il bisogno di avere spiegazioni chiare, in tempi rapidi, senza aspettare un consulto medico. Ma alla fine internet purtroppo fa sì che l’ansia aumenti e non diminuisca, perché manca la rassicurazione del medico.

Se si cercano sintomi su internet, è fondamentale capire l’autorevolezza delle fonti o fare riferimento a testi scientifici di altra natura.

I pericoli dell’Autodiagnosi online

Fare un’Autodiagnosi online può produrre uno o più di questi effetti:

  • la delega a internet: è una forma di perdita di controllo e di contatto diretto con il proprio corpo, con le proprie sensazioni e con le proprie percezioni. In generale, più delego la rassicurazione a qualcosa/ qualcuno di esterno, più perdo il controllo delle mie percezioni, più vado in ansia.
  • l’effetto conferma: per sua natura, la ricerca sul web è guidata dalle ipotesi di chi cerca un’informazione. Per esempio: sento una pesantezza al petto e inizio ad avere paura di avere un infarto e paura di morire. Su Google digiterò “sintomi infarto”. La “visita” con il Dottor Google restituirà una serie di risposte tra cui, al primo posto, proprio il “senso di peso, di oppressione o di bruciore al petto”, a conferma delle mie ipotesi!
  • l’effetto immedesimazione: i sintomi fisici sono quasi sempre universali tra gli esseri umani. Quello che accade a chi sceglie di cercare i sintomi su internet, sarà proprio un effetto di immedesimazione: più si condivide sui social, più ci sarà l’effetto “anch’io!”, provocando così un auto condizionamento.
  • l’effetto gregge: la condivisione del proprio timore (ad esempio sui social) dovrebbe rassicurare, ma scatta invece un meccanismo diverso: crediamo in alcune cose solo perché la maggioranza della gente crede o fa quelle stesse cose. L’eccesso di informazioni trovate o condivise non produce una maggiore chiarezza ma confusione in testa: è quello che viene chiamato “sovraccarico di informazioni”.

L’Autodiagnosi dei disturbi mentali

Non possiamo Autodiagnosticare noi stessi. Cercare su Google i sintomi potrebbe essere pericoloso in quanto potrebbe dare l’impressione di qualcosa di molto grave quando invece potremmo soffrire solo di una condizione banale. I professionisti della mente, psicologi e psichiatri, fanno riferimento a scale e procedure diagnostiche validate.

In effetti ci sono numerosi questionari sulla salute mentale disponibili online in cui si può avere più comprensione dei sintomi, ma da questi non è possibile fare una diagnosi precisa.

Migliorerò da solo?

No. Gli studi hanno dimostrato che i ritardi nella diagnosi e nel trattamento delle condizioni di salute fisica o mentale portano al peggioramento di problemi già esistenti.

Cosa fare

Il fenomeno dell’Ipocondria da internet è abbastanza recente, tanto che nel DSM-5 non ci sono specifici approfondimenti sulla Cybercondria. Un utile strumento di supporto alla diagnosi è il Cybercondria severity scale (CSS-12), un test per la Cybercondria sviluppato per permettere una valutazione multidimensionale della Cyberchondria (compulsione, angoscia, eccesso, rassicurazione e sfiducia nei confronti del medico).

L’intervento terapeutico

Tra gli interventi messi in campo per il trattamento della Cybercondria, figura la terapia cognitivo comportamentale che consiste nel dare un confine al disturbo lavorando sul pensiero intrusivo/ ossessivo e su strategie efficaci (self talk, mindfulness).

Jacopo Ferré – Massoterapista, Silvia Semprini – Psicoterapeuta e Mental Coach – Practitioner EMDR

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